Il Mend: "Vogliamo scuole non riscatti"
Massimo Alberizzi, Corriere della Sera, January 4, 2007
NAIROBI – Il leader del Mend, Jomo Gbomo, aveva già sottolineato in parecchi
messaggi inviati al Corriere della Sera: «Se l’Agip tenterà di usare altri mezzi
per cercare di liberare gli ostaggi, metterà a rischio la loro incolumità. Non
tentate di servirvi di gente che si spaccia per negoziatori, né di corrompere le
nostre guardie, altrimenti saranno guai». Jomo, probabilmente un nome di
battaglia, aveva anche minacciato di far fuori gli ostaggi se qualcuno avesse
tentato di liberarli con la forza. E aveva poi aggiunto in un messaggio
successivo: «I miei combattenti si sono sentiti insultati dall’atteggiamento
dell’Agip che ha offerto soldi per la liberazione degli ostaggi, mentre non sono
state prese in considerazione le nostra richieste: migliorare la situazione
della gente che vive nel delta del Niger e tirar fuori di galera chi sta
cercando di lottare per l’emancipazione della popolazione di qui. Ci trattano
come banditi e criminali, mentre noi siamo un movimento politico».
«NON
ACCETTIAMO SOLDI» - «Per dimostrare che non accettiamo i loro soldi
insanguinati, potremmo giustiziare gli ostaggi e spedire i loro corpi all’Agip»,
aveva concluso. All’obiezione che in fondo i quattro tecnici sequestrati (tre
italiani, Francesco Arena, capo del terminale petrolifero di Brass, Cosma Russo
e Roberto Dieghi, e un contrattista libanese, Imad Abed) sono solo dei
lavoratori e non si possono loro attribuire le colpe per la società per cui
lavorano, aveva risposto: «Non so se questi signori sono innocenti. Loro sono
testimoni del comportamento diabolico di chi cerca di mantenere la nostra
popolazione calma e tranquilla. Gli stranieri stanno nei loro alloggiamenti e
aiutano il governo nigeriano a rapinare le nostra ricchezze. Per questo abbiamo
chiesto a chi lavora per le compagnie petrolifere di andarsene. Siamo stanchi di
minacciare solamente come abbiamo fatto finora. Hanno bisogno che ammazziamo
qualcuno per farci prendere in considerazione seriamente? Lentamente stiamo
diventando dei mostri, contro la nostra volontà. Pensavamo che loro portassero
lavoro per la nostra gente e prosperità per il nostro Paese. Invece la Nigeria è
una delle nazioni più degradate del continente. Hanno portato miseria e morte.
Qui c’è disoccupazione, mentre il lavoro viene dato alle persone che arrivano da
altre parti del Paese». Il riferimento è ai dirigenti mussulmani del nord che
hanno governato la Nigeria per anni e raccomandato i loro concittadini alle
compagnie petrolifere. «Quando ieri (cioè il 2 gennaio, ndr) abbiamo scoperto
che il signor John Weri aveva cercato di corrompere le guardie per far scappare
gli ostaggi i miei uomini hanno minacciato di ucciderli subito e spedire i corpi
all’Agip. Si sentono raggirati, giacché nessuno prende in considerazione le
nostre richieste e cioè liberare quattro persone che sono giustamente rinchiuse
in carcere».
TRATTATIVE - Alla domanda se sia vero che state aperte
trattative per il rilascio dei rapiti, in questi giorni, in diverse mail, Jomo
aveva spiegato: «Non abbiano mai parlato con emissari né dell’Agip, nè del
governo di Bayelsa, nè con il ministero degli esteri italiano». E
all’osservazione che in Italia si parla di trattative in corso, ha così
smentito: «E’ falso. Lo dimostra il fatto che il Segretario dello Stato di
Bayelsa, il signor Igali, è stato incaricato di seguire i negoziati per le
liberazione degli ostaggi. Igali è partito per le vacanze invernali prima di
Natale, prima in Gran Bretagna, ora in America e non è ancora tornato. Una
chiara indicazione che non c’è nessun contatto in corso. E’ un chiaro tentativo
di tener tranquille le famiglie».
«SCUOLE NON RISCATTO» -
«L’Agip deve capire che deve spendere il denaro per costruire scuole e altre
infrastrutture per le comunità che vivono nei territori che loro hanno
distrutto. Non deve pagare riscatti. Rilasceremo i quattro senza prendere un
centesimo, ma quando le nostre richiesta saranno accettate. Non devono cercare
l’aiuto di criminali che vogliono guadagnare sulla pelle degli altri. Sappiamo
che la compagnia italiana ha speso un sacco di soldi finiti nelle tasche di chi
faceva loro credere di essere in rado di liberare gli ostaggi. No, le condizioni
sono chiare e precise. Ripetiamo: non cerchino altre strade».
Jomo aveva
anche spiegato perché le comunicazioni telefoniche sono state interrotte: «Per
la sicurezza degli ostaggi. Ogni volta che li facciamo parlare con qualcono
dobbiamo cambiare rifugio per evitare di essere individuati». L’ultima
conversazione con il corriere data 24 dicembre. Dopo Natale gli ostaggi
riuscirono a comunicare brevemente con le famiglie. «Grazie a un telefono che
avevano ricevuto di nascosto. Abbiano scoperto il trucco e glielo abbiamo
tolto».
GUARITO UNO DEI RAPITI - E sul fatto che uno di loro, Roberto Dieghi, stava male? «E’ guarito. Ma avevamo chiesto un medico. Dicono che era pronto, ma nessuno ci ha mai fornito il suo numero, come avevamo chiesto». Jomo aveva chiesto di poter avere quel numero anche attraverso il Corriere, ma la Farnesina si era rifiutata di darlo anche a noi.