Tanzania, un premio per il «sesso sicuro»

By Massimo Alberizzi, Corriere Della Sera, April 27, 2008

 

Il metodo - un premio in denaro - ha già dato buoni risultati in Messico dove è stato utilizzato per incentivare i genitori a mandare i figli a scuola o per assicurarsi che fossero regolarmente vaccinati. Ora verrà usato, seppure sperimentalmente, in Tanzania, ma per raggiungere un obbiettivo diverso: incoraggiare e promuovere un sesso sicuro e quindi arginare la diffusione dell'Aids.

Nel simposio delle idee lanciate in questi anni per bloccare o quanto meno rallentare l'epidemia, l'ipotesi di pagare chi poteva dimostrare di non aver contratto la malattia era circolata a più riprese. Finalmente ora - ha spiegato in prima pagina il Financial Times - ha trovato diversi sponsor: la Banca Mondiale, la fondazione William e Flora Hewlett, la Population Reference Bureau e la Spanish Impact Evaluation Fund. Hanno messo assieme 1,1 milioni di euro per finanziare il progetto "sesso sicuro".

La sperimentazione, che, se funzionerà, potrà essere applicata su larga scala, riguarda tremila uomini e donne di età compresa tra i 15 e i 30 anni, nelle zone rurali del sud della Tanzania. Verranno monitorati periodicamente e sottoposti a test per verificare eventuali contagi di malattie che si contraggono sessualmente. Se non hanno contratto nessun virus, riceveranno un bonus di 45 dollari. Da quelle parti il reddito pro capite si aggira intorno ai 200 euro all'anno, il premio, quindi rappresenta quasi un quarto di quella cifra.

Il progetto, che segna un'importante passo nella guerra contro la diffusione dell'aids, dovrebbe cominciare dopo l'estate e i primi risultati si vedranno dopo 6/8 mesi. Ogni anno si spendono miliardi di euro per cercare di bloccare la diffusione dell'aids o per curare chi ne è affetto. Nonostante ciò si calcola che nel 2007 almeno 2 milioni e mezzo di persone siano rimaste contagiate.

Qualcuno ironicamente parla di un tentativo di corruzione: denaro per condizionare il comportamento sessuale. Carol Medlin, dell'università della California a San Francisco, una delle istituzioni incaricate di effettuare i test, invece non ha dubbi: «Speriamo che questa 'prostituzione al contrario' induca la gente a riflettere sulle conseguenze negative a lungo termine di comportamenti non responsabili». In altre parole denaro contante oggi può essere un buono stimolo a fare attenzione. La paura di una malattia invisibile che forse arriverà un giorno o l'altro, se si è sfortunati, indice atteggiamenti meno prudenti.

Il quotidiano finanziario britannico si domanda poi retoricamente se il sistema di compensare con denaro i comportamenti responsabili può funzionare. I risultati - spiega - possono essere analizzati in fretta al contrario di quelli di un nuovo medicinale che deve essere testato a lungo prima di essere usato su larga scala. Ma se si scoprirà che il metodo funziona, che l'aids nel campione scelto di 3000 giovani regredisce o addirittura non si diffonde, come si farà a trovare il denaro necessario a applicarlo su larga scala? Gli esperti guardano con attenzione a questo esperimento e sostengono che, se funzionerà, potrà attirare parecchi di quei finanziamenti che ora sono diretti verso l'educazione, la prevenzione e addirittura la cura di chi è ammalato.

Il dottor Franco Di Roberto ha una lunga esperienza in Africa, dove ha lavorato in diversi Paesi. Ora è all'ospedale di Rumbek, in sud Sudan. E' un po' scettico sui risultati dell'esperimento: «Non mi piace l'idea che chi si sottopone ai test possa essere pagato. Gli esami devono essere gratuiti e liberi. Poi temo che i risultati possano essere falsati con conseguenti errori nelle statistiche finali». «Non mi convince - spiega a sua volta Daniele Moschetti, missionario comboniano a Korokocho - . La gente andrà, farà la fila, attratta dal denaro. Ma sono dubbioso sui risultati».

Entusiasta invece il dottor Alberto Rossi, anche lui veterano d'Africa: «Le campagne per l'uso del preservativo funzionavano. Ora sono state abbandonate perché l’amministrazione Bush ha cancellato i finanziamenti a quelle organizzazioni che le avevano nei loro programmi. È triste, ma con l’incentivo del denaro si possono salvare vite umane. Dunque perché non provare anche questo sistema? Mi pare irresponsabile l’atteggiamento di chi sta già remando contro, prima ancora che la sperimentazione cominci».